Questa pagina segue il Napoli calcio nel campionato italiano di serie A perché esso rappresenta ben più che una squadra di calcio e merita enorme attenzione da parte di tutti i duosiciliani esulando nettamente dal mero campo sportivo. Lo fece capire chiaramente il grande Angelo Manna (di cui fui onoratissimo amico e collaboratore) che profetizzò il luogo per far partire la nostra risurrezione. Dopo decenni di impegno costante, puntiglioso e rischioso il messaggio che quelli come me hanno lanciato ripetutamente, in maniera indiretta e diretta,  ai tifosi veraci del Napoli ha prodotto finalmente un importantissimo risultato concreto, proprio nel luogo indicato dal grande Angelo. Questo è uno sprone e un punto fermo, non certamente di arrivo, che caratterizzerà il nostro camino: il Napoli per la terza volta campione IN Italia (e non d’Italia) e lo scudetto tricolorato capovolto (in segno spregiativo) e con la didascalia BOTTINO DI GUERRA non lascia dubbi sui sentimenti di questi giovani napolitani che dichiarano di essere svegli e consapevoli; poi due anni fa il quarto scudetto con l’immagine del destriero partenopeo che calpesta il simbolo tricolore, pur conquistato, in segno di superiorità e di più grandi aneliti.

Per il centenario della nascita della società calcistica 1926-2026 è necessario e ormai urgente ritornare al simbolo antico di Neapolis, con il cavallo al psto del “ciuccio” gradito agli italiani. in effetti già all’inizio XX sec. in Italia si cominciò a giocare al calcio importando lo stile inglese e dimenticando che già a Firenze nel Rinascimento si praticava tale sport. Quindi anche a Napoli si comincia ben prima del 1926, però l’ufficializzazione e l’ignavia poco accorta dei responsabili ha lasciato quella data, ormai assodata in Italia. L’attuale proprietà ha finalmente aperto allo storico stemma con il cavallo napolitano ma in maniera molto limitata e silente, com’è d’uso nelle colonie che non vogliono offendere la patria matrigna.

 

Per ogni partita vi sarà un telegrafico commento con una speciale tabella che giudicherà nell’ordine Società, Allenatore, Squadra, Tifosi e Palazzo. Infatti questi cinque elementi determinano i risultati. I primi tre interni, con la Società che influenza il comportamento di allenatore e giocatori con la sua gestione e le reazioni dei destinatari della stessa. Il quarto costituito dall’immensa schiera del pubblico partenopeo che può far pressione sugli altri fattori. Il quinto le autorità calcistiche a cominciare dagli arbitri che poco dovrebbero influire su un’attività sportiva, tanto più nell’era del VAR. In conclusione questo è il sombolo che vorremmo vedere allo stadio e su tutto il marketing relativo, magari con l’entrata in campo di un cavallo così addobbato…

V.G.

 I Giornata                      23 agosto 2026

 

 

 

 

RITORNO AL PASSATO?

Con un nuovo staff di trainer ma una rosa sostanzialmente immutata (per adesso anche pletorica e difficilmente rivoluzionabile in extremis) il Napoli del centenario, relegato in uno stemma sciccoso con il sospirato cavallo in un puntino invisibile, per quasi tutta la partita di esordio ha giochicchiato contro un modesto anche se volenteroso Genoa adagiandosi sullo 0-0. Poi un guizzo verso il finale di un vecchio campione internazionale accantonato e il bis di un futuro campione nostrano sottovalutato hanno donato la prima vittoria dell’anno. Ciò vuol dire che le forze poco chiare che hanno tormentato Conte e predecessori sono ancora in auge, che la formazione è prodotta democraticamente (secondo l’accezione peggiore del termine), che gioie e dolori dovranno inseguirsi in tutte le competizioni come nel recente passato. Possibile che la proprietà, spocchiosa e debordante, da sé o tramite un incisivo direttore sportivo (mansione ben diversa dal mercante di giocatori), non avverta il dovere, se non la voglia, di intervenire per fare quel passo in avanti necessario per competere, specialmente in Europa, con i club più ricchi (perché indebitatissimi) che stravincono da sempre? 

 II Giornata                      30 agosto 2026

UN IMMOBILISMO PREOCCCUPANTE

Senza minimamente  migliorare dalla prima partita, fortunosamente vinta in trasferta, il Napoli è stato ingabbiato, come da previsione, dalla coralità del gioco del Como che snerva l’avversario anche se non possiede  gli strumenti per metterlo sotto. Infatti la doppia segnatura degli ospiti è stata una “generosa” concessione della “difesa” partenopea: il primo gol per una svogliata e disattenta uscita dal basso, il secondo per un terzino che non marca e attaccanti centrali liberi di muoversi avanti all’area di porta. Il pareggio intermedio è una prodezza dell’asfittico centroavanti danese che ha trovato il pertugio giusto per tirare in porta. Cosa mai più consentita dalla difesa lariana che ha dimostrato come regolarmente saltare sui piedi dell’avversario per non farlo scoccare il tiro, fatto non solo non imitato dai padroni di casa ma nemmeno pensato. É chiaro che è la guida tecnica a impostare le strategie di marcamento che nel Como ci sono e sono rispettate al massimo, mentre nel Napoli non ci sono perché, da Conte ad Allegri, è inutile dare disposizioni quando lo spogliatoio è corazzato per non recepirle. Quindi 2/3 della partita giochicchiati dai napoletani sperando nella buona sorte, con una formazione iniziale imposta dal basso, con cambi tardivi e assurdi e panchine riscaldate dai meno raccomandati. Si ripete che se la società e il direttore sportivo non affrontano questi evidenti problemi , favoriti dall’acquiescenza del nuovo mister che sembra non avvertirli, a cominciare dalla prossima partita con gli spocchiosi e superprotetti interisti sarà una sequela di risultati stentati o negativi. E all’orizzonte prossimo c’è la Champions che fa prospettare le vergogne dell’anno passato...

 

 

 III Giornata                      5 settembre 2026

CORDA SEMPRE PIÚ TESA

Noncuranti o insensibili ai problemi evidenziati sin dall’inizio di questo campionato i responsabili societari hanno condotto il Napoli ad un’irritante sconfitta in casa dei campioni in carica. Tutto secondo il cliché: calma piatta pre-partita; mercato chiuso con peggioramento dati gli infortuni; solita formazione “democratica” con troppi limoni già spremuti (Politano, Di Lorenzo, Spinazzola…), perplessità su quelli “freschi” (Vergara, Favasuli), inspiegabile cautela con De Bruyne, protervia nel lanciare nella mischia uomini come Lucca e Neres, colpevolmente ancora fuori forma,  e Badiashile ovviamente corpo estraneo. In tal modo dopo aver resistito per un tempo a un’Inter non trascendentale e aver sprecato occasioni per punirla, a inizio ripresa il Napoli si trova in pochi minuti su 2 a 0. Qui viene fuori la mancanza di carattere del “comitato”, dei suoi associati, dei nuovi arrivati inebetiti a partire da Allegri  che trasformano la squadra riportandola alla triste realtà con i chiari messaggi in campo e dalla panchina. Risultato immediato è la rimonta dei tosti padroni di casa con sussulti improvvisati in contropiede frustrati per dabbenaggine e confusione mentale. Poi, per l’ennesima dormita dei difensori (?), il capovolgimento e la vittoria della spocchiosa della “beneamata”, sfacciatamente anche dall’arbitro per la tenerezza con cui l’ha protetta.  L’imminente scossone anche in Champions sarà sufficiente per muovere le acque pantanose e ferme volute di fatto dalla proprietà?  Riteniamo di no perché il fondo non si riesce a vedere per la torbidità e bisogna cozzarci contro per avere una (qualche) reazione.

 

 

 IV Giornata                      14 settembre 2026

 

VITTORIA ININFLUENTE

Dopo una partita stucchevole e svogliata, come un’amichevole forzata, il Napoli l’ha spuntata grazie alla verve del calabrese Favasuli ancora lontano dall’adeguarsi alla mediocrità permanente imposta da quelli che contano. Solo la fragile squadra felsinea poteva oggi essere battuta al Maradona. Pertanto nessuna svolta con la prima vittoria casalinga con i problemi che si nascondono sotto il tappeto (verde) e il futuro prossimo tutto pervaso dalle usuali follie tecniche: giocatori spompati partono titolari, ultra-catenaccio per limitare i (certi) danni, cambi finali da raccapriccio per dare a tutti i “protetti” il gettone di presenza, allenamenti settimanali per nulla mirati al miglioramento individuale e collettivo. Il calcio è un’altra cosa e a Napoli l’abbiamo ammirato in periodi diversi ma ben chiari nella memoria. L’immobilismo insopportabile nasce dalla testa, come il miasma del pesce stantio. È la testa che comanda l’organismo e finché non si decideranno gli opportuni emendamenti i tifosi sono costretti a patire. Sta ad essi optare per il modo di vivere l’annata del centenario ufficializzato, supinamente o come veri padroni di questa straordinaria ed evocante formazione sportiva.

 

 

 V Giornata                      20 settembre 2026

 

 

SENZA OBIETTIVI

 

Ogni organismo a carattere aziendale stabilisce in ogni esercizio gli obiettivi e i mezzi per raggiungerli. Ciò parte dall’alto ma deve permeare tutto l’organigramma se si vuole riuscire a ottimizzare la gestione. In caso contrario, cioè se la linea delle informazioni si interrompe o si corrompe, l’azienda è in preda al mercato con il rischio di pesanti perdite. La squadra del Napoli è lo strumento con cui la società proprietaria partecipa alla competizione comune del campionato di calcio. I suoi comportamenti in queste prime 5 giornate sono altamente deludenti non tanto per il punteggio quanto per l’approccio ripetutamente insufficiente alle gare. Ciò dipende da quanto andiamo dicendo sinora che, nell’anonimo pareggio odierno  a Firenze, è emerso in tutta la sua gravità. Premettendo che si sono affrontate due formazioni attualmente sbalestrate con il risultato sempre in bilico che avrebbe potuto favorirne una senza forte recriminazioni, basti riflettere su due macroscopici errori di Allegri. Il primo è fare entrare l’uomo più in forma del gruppo, Favasuli, negli ultimi 15-20’ (con purtroppo breve conferma delle sue capacità); il secondo è sprecare tutte le altre inutili (e tardive)  sostituzioni escludendo il giovane talento nostrano Vergara, pur convocato nella nazionale! Nessuno può spiegare queste due assurde scelte che dovrebbero bastare per affrontare di petto i problemi persistenti.   Ma non vi è chi fa queste domande, non vi è chi sa a chi farle, non vi è chi crede a tutti i livelli di centrare gli obiettivi della stagione.  Per adesso tutto l’organigramma dei fattori interni è colpevole ma sembra che nemmeno il fondamentale fattore dei tifosi avverta questo difficile e pernicioso stato dei fatti. In conclusione vale per tutte le componenti che senza reali obiettivi non si va assolutamente da nessuna parte desiderata!

 

 VI Giornata                      11 ottobre 2026

 

 

SOLO UN PASSETTINO AVANTI

 

Grazie all’orgoglio di un vero campione e all’insolito e casuale arbitraggio il Napoli ha preso tre punti su un avversario gonfiato dalla cronaca che invece ha mostrato parecchi suoi limiti ben celati in questo inizio di campionato. In tal modo i “mostri sacri” non hanno prodotto danni come pure gli scellerati cambi finali senza alcun motivo tecnico.  Ciò vuol dire che questa netta vittoria non è una svolta permanendo problemi strutturali solo lievemente scalfiti dal nuovo trainer, compresi i frequenti infortuni ancora senza precisa causa e quindi apposita prevenzione. Comunque la nuova disposizione tattica sembra più gradita alla maggioranza degli interpreti perché consente di mettere alle corde i rivali, almeno quelli di non primo piano. Poca chiarezza del CEO per rinnovi e rinforzi invernali, poco peso dei desiderata dello staff tecnico, quasi nessun dialogo con e fra i giocatori per ottimizzare la stagione. Questo mese che comincia o porterà a cambiamenti importanti o tarperà vieppiù le ali a questa squadra che non sappiamo come e dove potrà festeggiare il suo centenario…

 

 VII Giornata                      18 ottobre 2026

 

DIREZIONE VERSO IL FONDO

 

Riflessione dopo la figuraccia nella fetida laguna con l’ultima in classifica. Le parole servono solo a confondere la realtà per quelli che non sanno coglierla a vista. Quindi basta attendere interventi societari, basta ipotizzare patti speciali tra il mister e la squadra, basta sentire promesse di riscatto dei giocatori più in vista. C’è un’evidente correità tra le componenti interne del Napoli, tutte tese a spartirsi la torta. Da chi ha trovato la gallina dalle uova d’oro per le sue scarne attività imprenditoriali (ricordiamo che  i soldi per prendere la società fallita furono anticipati da Mediobanca) a chi ha avuto un immeritato contratto faraonico per subire ogni avversità e a chi vede se stesso impunito e i peggiori premiati con rinnovi inconcepibili, pure per durata e importi. È una crisi peggiore dei tempi di Garcia semplicemente perché la malattia non è stata curata e si è aggravata. Le disattenzioni e l’impegno assai relativo visti a Venezia sono la prova di tutto ciò perché questo Napoli sembra una nave che rischia di affondare e ognuno, chi per primo e chi dopo,  pensa a salvarsi da solo. Conclusione la rotta è in fondo classifica.

Noi tifosi dobbiamo per adesso sperare che vi siano tre squadre convinte di retrocedere e che la fortuna ci dia tutte e due le mani per riuscire a stare a galla in campionato con qualche stentata e saltuaria vittoria . Tanto per la Champions  vi sarà il bis vergognoso dell’anno passato e dalla coppa nazionale usciremo al prossimo turno. Ma la speranza maggiore, oltre a cambiare il 90% dei giocatori, risiede nell’uscita, persino emerita, di ADL per fargli contare le centinaia e centinaia  di milioni della cessione societaria, con il suo sorriso beffardo e avido, tutti i giorni della sua vita che auspichiamo ancora lunga e piena di qualsiasi altra soddisfazione.