C’è una paradossale situazione del tifo organizzato a Napoli mentre la quadra sta per vincere un campionato di calcio che resterà negli annali. Essa merita attente considerazioni perché visceralmente troppe fandonie mediatiche confondono la mente degli ingenui.

Partiamo da un punto nodale di 20 anni fa quando in occasione di un incontro di serie B ad Avellino, avvennero violenze terribili tra ultrà partenopei e forze dell’ordine a seguito della morte accidentale del giovane Sergio Ercolano. La cacciata di tutte le forze dell’ordine dal campo sulla carica dei tifosi azzurri rimase impressa a lungo per le impietose immagini televisive. Da allora lo sconcertato Viminale dichiarò guerra aperta e senza quartiere ai supporter del Napoli. In varie altre occasioni gli scontri si ripeterono ma se vogliamo andare alla radice dei fatti bisogna partire dalla famosa Italia-Argentina nel mondiale 1990 quando al S. Paolo i napoletani tifarono contro la nazionale italiana ispirati dal loro idolo Maradona che inconsapevolmente seppe far evocare le angherie della matrigna Italia.   Da tifosi facinorosi i napoletani divennero sospetti sovversivi, come dimostra il loro comportamento nel fischiare anni dopo l’inno nazionale italiano. Per tali motivi la guerra aperta e senza quartiere passò dal Viminale a palazzo Chigi e si tradusse riassuntivamente in attenzioni, controlli, provocazioni ripetuti sino a stangare progressivamente i presunti colpevoli e alla fine ci scappò un altro morto, Ciro Esposito,  a Roma nel 2014.

I tafferugli tra tifosi e forze dell’ordine del 2003

 

Si escogitarono allora ovunque i tornelli agli stadi, i biglietti nominativi, i DASPO per tartassare, castigare e poi eliminare i tifosi colti in flagranza di reato.

A Napoli cominciò l’era De Laurentiis  e da subito si instaurò  un’antipatia reciproca con gli Ultrà perché da soli si opponevano alle scelte impopolari che sovente faceva la nuova proprietà. Seguirono anni e anni di progressi economico-finanziari ma assolutamente non nello sport, ove si gareggia per vincere e non per lucrare, che tesero al massimo i rapporti società-ultrà.

L’ istituzionale politica anti-tifoseria partenopea fatalmente e naturalmente entrò in contatto con la proprietà creando un’alleanza letale e illegale. Letale perché scientemente erose il tifo dagli spalti dello stadio S. Paolo poi Maradona soppiantando gli storici sostenitori delle curve, sempre più esclusi dai provvedimenti sopracitati, con un pubblico da teatro, affezionato ma non temprato al reale sostegno della squadra e quindi praticamente inadatto ad essere quel famoso “dodicesimo uomo in campo” tanto necessario nei momenti difficili. Illegale perché solo a Napoli venivano inderogabilmente applicate norme restrittive nel comportamento degli spettatori creando una sperequazione che nessuna norma può autorizzare in un sistema democratico quale si vanta di essere quello italiano.

Siamo così giunti ad oggi quando, per un concatenamento di circostanze per lo più involontarie, dopo ben 33 anni il Napoli sta per vincere il suo terzo scudetto con una gioia e un’attesa oltre ogni immaginazione e previsione nella città e ben al di fuori di essa.

Le TV mostrano ogni giornata di campionato video di spalti gremiti con coreografie, bandieroni, tamburi, megafoni che animano, colorano e rafforzano il tifo realizzando uno spettacolo che va oltre il risultato. Infatti ad esempio, lo si vede all’Olimpico dove la Roma senza mete consistenti è festeggiata ogni volta da una marea di tifosi, lo si vede a La Spezia dove è ancora a rischio la salvezza, lo si vede perfino a Genova dove la praticamente retrocessa Sampdoria è accompagnata da una folla che si diverte… A Napoli, dove si avrebbe il diritto per primi di gioire per il massimo risultato atteso e sognato per due generazioni,  controlli e intolleranza totale verso gli Ultrà, addirittura sanzionati per occupare un posto vicino a quello del biglietto o per aver sventolato una bandiera che “copriva la visuale” a quelli alle spalle! Si ripete che se questa disciplina fosse stata imposta dappertutto non staremmo qui a scrivere di illegalità, persecuzione e colonizzazione. Invece, con l’acquiescenza e quindi la collusione di tutte le istituzioni, civili e sportive, dei mass media, agli ordini del potere, e dei perbenisti, che scrutano solo l’orizzonte del loro illusorio orticello, si sta consumando una clamorosa ingiustizia a Napoli  e storici dintorni. Addirittura ai supporter in trasferta a Napoli è concesso quello che è negato nella stessa partita ai residenti!!!

In un Olimpico pieno di simboli romanisti anche quelli doriani sventolano fieri

 

Per essere più chiari non è possibile accettare uno stadio senza i tifosi storici, che da anni seguono la squadra in Italia e all’estero senza un obiettivo appetibile (come già notato per i veri tifosi di altre città), mentre si sta per conseguire un successo eccezionale per le nostre bistrattate latitudini. Obbligare costoro a manifestare fuori dello stadio è vergognoso per i responsabili che nemmeno tentano di dirimere parzialmente la questione. E’ in atto una sorta di contingentamento del tifo in qualità e quantità (per i posti volutamente ridotti), degno della più classica tirannide. Ma, fatto molto importante, nelle difficoltà internazionali o addirittura nazionali come per l’inopinata sconfitta interna con il Milan,  l’apporto della tifoseria organizzata deve essere appieno sfruttato. Gli spettatori “perbene” non hanno curriculum e non sanno ribaltare lo spirito dei giocatori nei momenti di scoramento. Chi da una vita frequenta lo stadio sa bene a cosa mi riferisco.

Tifosi rossoneri ieri al Maradona senza restrizioni
Maradona ieri senza una sola bandiera…

 

 

 

Se nessun che conta si muove per salvare il salvabile saremo costretti a rischiare fortemente di perdere l’irripetibile occasione nella più prestigiosa competizione del mondo, la Champions e a strozzare buona parte della gioia, cioè quella connessa allo stadio, per la vincita del campionato di serie A.

Domanda conclusiva e  maliziosa per Ultrà e affini: ma non è proprio possibile smuovere quel qualcuno che non intende muoversi?

V.G.