{"id":2746,"date":"2013-07-04T12:42:41","date_gmt":"2013-07-04T11:42:41","guid":{"rendered":"http:\/\/parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/?page_id=2746"},"modified":"2024-03-15T18:34:57","modified_gmt":"2024-03-15T17:34:57","slug":"da-siciliani-e-napolitani-a-tutti-siciliani-e-finalmente-a-duosiciliani","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/il-blog\/da-siciliani-e-napolitani-a-tutti-siciliani-e-finalmente-a-duosiciliani\/","title":{"rendered":"Da Siciliani e Napolitani a tutti Siciliani e finalmente a Duosiciliani"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/R2S.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-2737\" src=\"http:\/\/parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/R2S-300x279.jpg\" alt=\"R2S\" width=\"300\" height=\"279\" srcset=\"https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/R2S-300x279.jpg 300w, https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2012\/03\/R2S.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><span style=\"color: #800000;\">Metropoli di Napoli, 27 giugno 2013 &#8211; CLII A.O.<\/span><\/h3>\n<h3><span style=\"color: #800000;\">\u00a0\u201cIl regno di Sicilia \u00e8 il primo modello dello stato moderno in Europa\u201d. E\u2019 quanto scritto dallo storico svizzero Burckhardt.\u00a0 Sappiamo tutti che il grande Regno delle Due Sicilie, tanto orgogliosamente e puntualmente indicato dai meridionalisti del XXI secolo,\u00a0 fu l\u2019apoteosi di quello stato che Ruggero II, il normanno, cre\u00f2 nel 1130 a Palermo in un periodo in cui c\u2019era ovunque la massima frammentazione territoriale, con i confini rimasti praticamente intatti sino al 1861, cio\u00e8 per quasi 7 secoli e mezzo. Dopo le mancate risposte di tutti i parlamentari eletti a Roma nelle circoscrizioni meridionali alle istanze che il nostro Parlamento delle Due Sicilie ha loro notificato il 23 aprile u.s. e a seguito del dibattito tenuto a Casalduni con altri movimenti e organizzazioni meridionaliste un progetto nuovo e ambizioso si pone sul nostro orizzonte. Lo Statuto Speciale dell\u2019attuale Regione Sicilia \u00e8 un esempio di grande autonomia in questo mondo sempre pi\u00f9 globalizzato che, naturalmente, lo stato italiano ha sempre ridimensionato nelle applicazioni per proseguire indisturbato nella sua politica colonialista e anti-sud. La Carta Costituzionale lo assegna irrevocabilmente alla Sicilia e quindi per risolvere i suoi problemi bisogna soltanto trovare il modo di farlo realizzare effettivamente.<\/span><\/h3>\n<h3><span style=\"color: #800000;\">Per arrivare ad una risoluzione occorre partire proprio da quel remoto XII secolo. Il regno che si costitu\u00ec nell\u2019isola aveva la sua parte pi\u00f9 estesa sul continente. Le popolazioni che vivevano nelle due parti separate dallo stretto di Messina avevano in comune gi\u00e0 secoli di storia, dalla Magna Grecia all\u2019impero d\u2019oriente e agli Arabi. Per\u00f2 da Palermo per la prima volta si delinea uno stato che va dal Tronto e dal Garigliano al Salento e al Capo Lilibeo. Uno stato rimasto pressoch\u00e9 inalterato per tanti secoli pur accogliendo e superando le diversit\u00e0 sovente emerse tra gli abitanti continentali e insulari. La migliore legislazione in materia di unificazione, com\u2019era stato gi\u00e0 intuito da Alfonso d\u2019Aragona nel Quattrocento, \u00e8 operata nel 1815 da Ferdinando di Borbone che riunisce due distinti regni sotto la sua corona a Napoli, perdendo di conseguenza la sua denominazione di Ferdinando III di Sicilia e IV di Napoli ed assumendo quella inedita di Ferdinando I re delle Due Sicilie. Quindi due regni, due nazionalit\u00e0, due lingue, due amministrazioni ma con un solo sovrano, una sola bandiera, una sola religione e un solo esercito. Allora il legame tra Siciliani e Napolitani (come tutti i regnicoli al di l\u00e0 del faro si appellavano) divenne pi\u00f9 che una parentela, una fratellanza giuridica sotto lo stesso padre. Su questa diversit\u00e0 hanno giocato fin troppo i colonizzatori, soprattutto culturali, del Mezzogiorno d\u2019Italia acuendo in ogni maniera le differenziazioni non soltanto tra isolani e continentali ma addirittura tra questi ultimi, relegando il termine Napoletano (con la \u201ce\u201d) agli abitanti della sola citt\u00e0 di Partenope e instaurando una sequela di antinomie, invidie, falsi luoghi comuni con il potentissimo utilizzo dei mass media. Ci\u00f2 dimostra inequivocabilmente che al di sotto di quel sacro confine del Tronto e del Garigliano si \u00e8 voluto non solo cancellare la memoria storica ma instillare un sentimento di zizzania al fine di far sempre pi\u00f9 allontanare l\u2019isola dalla terra ferma e le sue antiche province le une dalle altre. Scissi dal passato glorioso e separati spesso inconciliabilmente anche tra confinanti (pensiamo alle diatribe tra Palermo e Catania, Lecce e Bari ecc.) gli odierni meridionali sono le continue vittime perdenti di chi gradisce \u201cvincere facile\u201d, non avendo mai saputo fare di pi\u00f9.<\/span><\/h3>\n<h3><span style=\"color: #800000;\">\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 152 anni di malaunit\u00e0 hanno determinato una situazione alquanto cambiata. Quei Siciliani e Napolitani conquistati con l\u2019imbroglio dell\u2019unit\u00e0 italiana, dopo essersi coperti di gloria con il brigantaggio (che al di qua del Faro \u00e8 stato astutamente celato) , sono divenuti vittime paritarie del malgoverno e della politica ostile senza soluzione di continuit\u00e0 dal Regno alla Repubblica d\u2019Italia (1861-2013). Essere stati massacrati dai bersaglieri, dissanguati dalle tasse sabaude, costretti a un esodo migratorio assolutamente sconosciuto, vessati da tutti i governi come cittadini inferiori, colpevoli e irrecuperabili, ha prodotto una unit\u00e0 nel dolore, stretta e speciale, ufficialmente ignorata. In altre parole, pur dichiarando un\u2019ipocrita par condicio tra gli italiani, lo stato ha costantemente operato al contrario per originare prima ed alimentare poi la famigerata questione meridionale. Ormai non siamo solo affini o fratelli meramente giuridici, siamo invece veri fratelli di sangue. Sangue versato dai soldati al Volturno e a Gaeta, sangue sparso a fiumi dai briganti, sangue preteso nelle guerre sabaude, sangue \u00a0sparpagliato in ogni dove con l\u2019emigrazione, sangue perduto nei viaggi della speranza, nei ruoli predisposti della criminalit\u00e0, nella disperazione degli esuli e dei falliti per colpe altrui.<\/span><\/h3>\n<h3><span style=\"color: #800000;\">\u00a0<\/span><\/h3>\n<h3><span style=\"color: #800000;\">I tempi sono pi\u00f9 che maturi per utilizzare a pieno un neologismo che a qualche sprovveduto fa storcere il naso: duosiciliano. Ai tempi d\u2019oro Siciliani e Napolitani non erano Duosiciliani (come dimostrano i documenti) perch\u00e9 non avevano completamente il sangue comune. 152 anni di malaunit\u00e0 ci hanno reso assolutamente uguali e quindi, innovativamente, Duosiciliani.<\/span><\/h3>\n<h3><span style=\"color: #800000;\">Questo \u00e8 stato elaborato da alcuni membri del legittimo parlamento a Casalduni durante il congresso UM del 22-23 giugno. Adesso il passo \u00e8 stato fatto: se siamo uguali al di qua e al di l\u00e0 del Faro, vogliamo ripartire nell\u2019uguaglianza e nella somiglianza del grande Ruggero che ci un\u00ec veramente per la prima volta. La Sicilia ha lo Statuto inattuato ma validissimo. Per poterlo estendere agli altri fratelli del continente, cio\u00e8 a tutti i duosiciliani, l\u2019idea pi\u00f9 agevole \u00e8 quella di attivarsi, secondo le norme vigenti nazionali e internazionali, per riuscire ad accorparsi alla regione Sicilia. Tutti gli abitanti delle ex province al di l\u00e0 del Faro del regno delle Due Sicilie saranno chiamati a pronunciarsi su tale possibilit\u00e0. Non si deve assolutamente costituire per tale scopo una macroregione, perch\u00e9 chiederemo di entrare tutti nella esistente regione Sicilia con la sua speciale legislazione prevista dalla costituzione italiana che diventer\u00e0 temerario non applicare, come avvenuto sinora, per un numero di cittadini pari quasi alla met\u00e0 degli italiani.<\/span><\/h3>\n<h3><span style=\"color: #800000;\">Un tale progetto incontrer\u00e0 indubbiamente consensi istintivi e quasi unanimi nell\u2019isola. Sul continente bisogner\u00e0 superare le false e ingannevoli angolazioni del declassamento che si profila spontaneamente. Ma spiegando il percorso completo da realizzare non \u00e8 importante la prossima tappa. L\u2019assorbimento nella Grande Sicilia sarebbe una tappa che comunque avrebbe due effetti fondamentali. In primo luogo ci semplificherebbe e migliorerebbe enormemente la situazione socio-economica con lo Statuto Siciliano in atto, il che, nella crisi che ci attanaglia, va certamente osannato.\u00a0 In secondo luogo, sarebbe automatico, realizzando quanto detto, divulgare in maniera esponenziale i necessari\u00a0 riferimenti storici con conseguente inarrestabile presa di coscienza collettiva con sviluppi prevedibili per i padroni settentrionali che, infatti, l\u2019hanno impedita pervicacemente fino ad oggi.<\/span><\/h3>\n<h3><span style=\"color: #800000;\">I Duosiciliani di fatto odierni devono diventare prima Siciliani tutti, per sperimentare la possibilit\u00e0 mai tentata di convivenza civile in Italia; in seguito, se non saremo appagati,\u00a0 si potr\u00e0 veramente puntare ad essere Duosiciliani anche di diritto\u2026\u2026\u2026<\/span><\/h3>\n<h3 align=\"center\"><span style=\"color: #800000;\">Vincenzo Gul\u00ec<\/span><\/h3>\n<h3 style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #800000;\">Pres. Parlamento delle Due Sicilie<\/span><\/h3>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Metropoli di Napoli, 27 giugno 2013 &#8211; CLII A.O. \u00a0\u201cIl regno di Sicilia \u00e8 il primo modello dello stato moderno in Europa\u201d. 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