{"id":11153,"date":"2020-03-20T23:43:15","date_gmt":"2020-03-20T22:43:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/?page_id=11153"},"modified":"2022-07-25T16:14:13","modified_gmt":"2022-07-25T15:14:13","slug":"civitella-del-tronto-svanisce-lultima-bandiera-delle-due-sicilie","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/storia\/storia-borbonica-1734-1860\/civitella-del-tronto-svanisce-lultima-bandiera-delle-due-sicilie\/","title":{"rendered":"CIVITELLA DEL TRONTO: svanisce l&#8217;ultima bandiera delle Due Sicilie"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/civitella.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-11154\" src=\"http:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/civitella-233x300.jpg\" alt=\"\" width=\"233\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/civitella-233x300.jpg 233w, https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/civitella.jpg 658w\" sizes=\"(max-width: 233px) 100vw, 233px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h4>Una settimana dopo la farsa dell&#8217;unit\u00e0 italiana, con il Re gi\u00e0 in esilio a Roma,\u00a0 un gruppo di eroi ancora resisteva nell&#8217;Abruzzo Ultra I, distretto di Teramo, nella fortezza del capocircondario di Civitella del Tronto. Noi oggi lo ricordiamo per onorare la loro memoria sottolineando che la maggior parte dei difensori salt\u00f2 in aria nella cittadella, altri furono fucilati quali briganti ed altri finirono a Fenestrelle. Per\u00f2 non fu mai trovata l&#8217;ultima bandiera. Svan\u00ec semplicemente\u00a0perch\u00e9 i soldati se l&#8217;erano spartita segretamente in irriconoscibili pezzetti per non consegnarla al nemico&#8230;<\/h4>\n<p><em>Da Il Saccheggio\u00a0del Sud di V. Gul\u00ec riportiamo delle pagine su questo glorioso\u00a0avvenimento, ultimo\u00a0atto del regno duosiciliano.<\/em><\/p>\n<p>Civitella del Tronto, all&#8217;estremo limite nord-orientale del Regno delle Due Sicilie, ha perso l&#8217;importanza strategica nel 1860 perch\u00e8 altre strade immettono nel regno, debitamente battute dagli invasori che l&#8217;avevano tranquillamente ignorata sfiorandola nel loro passaggio alla met\u00e0 di ottobre. La fama pi\u00f9 che la potenza della fortezza aveva realizzato il concentramento nelle sue imponenti mura di parecchi gendarmi e di numerosi volontari civili accanto all&#8217;esiguo presidio regio comandato dal titubante magg.Ascione. Pochi reparti garibaldesi e un notevole quantitativo di Guardie Nazionali, provenienti dalla vicina Campli, sono sufficienti per impedire i rifornimenti agli asserragliati. Il morale di questi ultimi \u00e8 tanto alto che all&#8217;onomastico del re Francesco con salve e feste si comunica sfrontatamente agli assedianti la propria fedelt\u00e0 alla Patria. La baldanza dei difensori dell&#8217;antica fortezza giunge a temerarie sortite come quella realizzata dal cap.Giovine, tanto imbevuto di odio verso gli invasori da soppiantare di fatto il comando del magg.Ascione, troppo tiepido in tal senso, che punisce i traditori delle Guardie Nazionali colpendoli a sorpresa nelle loro case a Campli con loro vergognosa fuga generale e saccheggio dei loro beni. Anche all&#8217;arrivo dei Piemontesi guidati dal gen.Pinelli il coraggio dei Napoletani non scema e le avanguardie sarde sono messe in precipitosa fuga sempre sotto l&#8217;esempio del cap.Giovine. Da notare che durante le sortite gruppi di civili\u00a0 intervenivano sempre a dar man forte.<\/p>\n<p>L&#8217;assedio di Civitella, pur fatto con notevole impiego di forze , non riesce a strozzare gli assediati che con ammirevole frequenza portano le loro azioni a sorpresa infliggendo danni soprattutto morali al nemico. Cos\u00ec mentre i Piemontesi bivaccano da atei nella chiesa di S.Maria, i Borbonici li assaltano costringendoli a rientrare ignominiosamente nel grosso.<\/p>\n<p>Nella rocca pi\u00f9 che le armi abbastanza antiquate danno sicurezza ai difensori le opere di fortificazione che offrono all&#8217;assediante uno spettacolo inquietante e maestoso. La disciplina rafforzata nella fortezza per opera del sottufficiale del gendarmi Messinelli, comandante della polizia, fa emergere una solidariet\u00e0 inattesa tra gli assediati che vanifica, insieme alle mura ciclopiche, i colpi di cannone dei Sardi. L&#8217;ardimento dei Napoletani \u00e8 riprovato dal messo Filippo Enea che con encomiabile semplicit\u00e0 \u00e8 capace di uscire dalla fortezza, raggiungere il re a Gaeta e tornare con gli incoraggiamenti reali e con la promozione a colonnello del baldo ufficiale Giovine che diviene a tutti gli effetti il comandante del presidio. Il gen.Pinelli non riesce a cavare il ragno dal buco; bravo solo a partorire proclami infarciti di astio e di parole volgari per gli assediati. Da Torino gli si prospetta una nuova strategia, perfettamente in linea con la sporca politica dei Sabaudi. Infatti per fiaccare la forza di Giovine si pensa di scendere al livello dei ricatti che sovente la malavita organizzata usa come strumento estremo contro i suoi persecutori pi\u00f9 incisivi\u00a0 ed incorruttibili: la famiglia del colonnello a Napoli viene pesantemente minacciata e tenuta in ostaggio sino a quando il suo eroico congiunto infastidir\u00e0 i Sardi. Giovine rimane frastornato, per l&#8217;amore per i parenti e per la bassezza dei soldati savoiardi, ma le sue decisioni sono anticipate dalle trattative di resa che alcuni prezzolati della rocca intavolano su opportuno suggerimento esterno. Ma la maggioranza dei difensori ha il morale assai alto come la fede nella propria Patria; Giovine e i fautori della resa sono emarginati e il 16 febbraio il magg.Ascione riprende il suo comando. Pur salvando i suoi familiari, Giovine non trova rispetto negli spietati Sardi che lo arrestano per il sacco di Campli e lo trasferiscono a Torino.<\/p>\n<p>Pur con la vistosit\u00e0 della perdita di un difensore come Giovine, i Napoletani sono fermamente convinti di resistere ad oltranza e fanno sempre pi\u00f9 risaltare l&#8217;inettitudine del gen.Pinelli ad espugnare la rocca. Un nuovo generale vien mandato\u00a0 a sostituirlo per eliminare la vergogna per gli invasori dell&#8217;eroica difesa di Civitella, Mezzacapo, traditore napoletano del &#8217;48. Ormai schierati contro i 400\u00a0 impavidi Borbonici vi sono ben 4mila piemontesi e, dopo un bombardamento a tappeto che non provoca nessun caduto tra gli assediati, presuntuosamente i Sardi vanno all&#8217;assalto delle mura ma sono respinti sanguinosamente. Ma siamo purtroppo a marzo ed il Re \u00e8 gi\u00e0 in esilio a Roma. Per evitare ulteriori vani lutti un suo inviato, il gen.Della Rocca, raggiunge Civitella e viene subito messo in contatto coi difensori da Mezzacapo che intravede la sua vittoria (disonorevole). La fiera resistenza degli assediati li ha talmente esaltati che il messo del sovrano \u00e8 issato sui bastioni per non aprire le porte pericolosamente avanti alle orde nemiche. Logicamente l&#8217;ardore napoletano \u00e8 pi\u00f9 forte delle parole di Della Rocca che convincono il comandante Ascione ma non gli altri responsabili della truppa. Si distingue Messinelli che arriva a raccontare ai soldati bugie su Gaeta invitta e su una inesistente promozione per spronarli ancora a resistere. Avviene naturalmente una spaccatura tra i difensori, con Ascione che segretamente ha un abboccamento con Mezzacapo promettendogli di aprire le porte della rocca che la codardia sabauda non era stata capace di sfondare! Comunque il timore personale che l&#8217;imbelle Ascione nutre per Messinelli, che ha sostituito Giovine nel cuore dei patrioti, lo istiga a non affrontarlo direttamente ma attendere una delle sue frequenti sortite nell&#8217;abitato circostante per chiuderlo fuori della fortezza. E&#8217; l&#8217;alba del 20 marzo\u00a0 quando il poliziotto viene escluso dalla rocca e immediatamente si issa la bandiera della resa. Contemporaneamente si apre la porta verso Napoli e i Piemontesi incominciano ad entrare ove il loro valore militare non li avrebbe mai immessi! Secondo il malcostume sabaudo alla stampa vien consegnata la favola di quattro giorni di eroici assalti culminati nell&#8217;apertura volontaria delle porte dei difensori incapaci di resistere oltre! In effetti l&#8217;unica parvenza di verit\u00e0 consiste nella porta spalancata dai fidati del comandante senza consultare la maggioranza dei difensori e dopo il tranello teso a Messinelli.<\/p>\n<p>In tale guisa il 20 marzo 1861 \u00e8 ammainata l&#8217;ultima bandiera borbonica nel Regno delle Due Sicilie in un suo lembo estremo i cui regnicoli non avevano mai fatto breccia nel cuore del Re per convincerlo che avanti a tutti gli interessi vi sono quelli del popolo fedele, invece sistematicamente ignorato ed abbandonato.<\/p>\n<p>Mezzacapo fa mettere ai ferri subitaneamente i pi\u00f9 accesi tra gli assediati: con in testa Messinelli si distinguono anche il sottufficiale Santomartino, il civile Zopito e il reverendo padre Zilli.<\/p>\n<p>La vendetta del nemico,\u00a0 per ben sei mesi beffeggiato dai difensori, esplode ogni oltre limite civile. Il prode Messinelli, perfettamente a conoscenza degli intrallazzi tra Ascione e Mezzacapo per la ridicola resa, viene barbaramente fucilato per primo! Segue poi il turno di Zopito, definito frettolosamente brigante. Si arriva pure vergognosamente al martirio del frate Zilli, ostinatamente dichiaratosi ostile agli invasori. Santomartino viene graziato ricevendo per\u00f2 una lunga condanna a 24 anni di reclusione nel nord, a Savona; per la superficialit\u00e0 dei controlli dato lo strepitoso spiegamento di forze necessarie nel futuro prossimo per reprimere l&#8217;insurrezione popolare che vedremo, il valoroso napoletano cercher\u00e0 di fuggire venendo ferocemente trucidato.<\/p>\n<p>La rabbia nemica tocca il vertice dell&#8217;ignominia, della barbarie e dell&#8217;odio verso il Meridione nell&#8217;eseguire l&#8217;ordine di distruzione della fortezza: sgombra dei suoi impavidi difensori essa viene minata e sottoposta ad un bombardamento cieco sino a lasciarla una massa fumante di rovine!<\/p>\n<p>L&#8217;accanimento incivile dei Piemontesi contro i difensori di Civitella del Tronto e contro la\u00a0 stessa fortezza rappresenta un vile modo di coprire col sangue e colle macerie il fermo anelito di libert\u00e0 dei Napoletani tanto palesemente vibrato nell&#8217;ultimo fazzoletto di terra meridionale scevra di invasione. L&#8217;inespugnabilit\u00e0 della fortezza davanti a due tracotanti generali sardi, e le operazioni micidiali in seguito alle intrepide sortite degli assediati, avevano inflitto intollerabili perdite agli assedianti nettamente superiori a quelle avversarie. Ma soprattutto il clamore per le gesta di Civitella, suscitato dappertutto, aveva reso insopportabile al rozzo invasore l&#8217;insieme formato sia dai soldati avversari che dalle mura gloriose. Ecco come spiegare l&#8217;abietto comportamento sabaudo che rimane intatto nella storia in tutta la sua infima bassezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Una settimana dopo la farsa dell&#8217;unit\u00e0 italiana, con il Re gi\u00e0 in esilio a Roma,\u00a0 un gruppo di eroi ancora resisteva nell&#8217;Abruzzo Ultra I, distretto di Teramo, nella fortezza del capocircondario di Civitella del Tronto. Noi oggi lo ricordiamo per onorare la loro memoria sottolineando che la maggior parte dei difensori salt\u00f2 in aria&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":13077,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/11153"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11153"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/11153\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11157,"href":"https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/11153\/revisions\/11157"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/13077"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.parlamentoduesicilie.eu\/wordpress\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11153"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}