VOGLIA DI FEDERALISMO…

Quella sorta di referendum svoltosi domenica nell’alta Italia è teso a dimostrare la voglia di federalismo dei residenti. Già abbiamo più volte affrontato il delicato tema sul sito del P2S :

FEDERALISMO, ULTIMO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE DEL SUD

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=1419

SECESSIONE E FEDERALISMO

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=1413

ANCORA PRO E CONTRO IL FEDERALISMO

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=1397

PRO E CONTRO IL FEDERALISMO

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=1395

DALLE NUOVE REGIONI E DAL FEDERALISMO UN’OPPORTUNITA’ UNICA PER IL RISCATTO DEL SUD

http://www.parlamentoduesicilie.eu/wordpress/?page_id=1386 .

Adesso è il tempo di riassumere i concetti per evitare malintesi e ridimensionare tromboni e sciacalli dell’ultimo momento.

L’Italia nacque antifederalista semplicemente perché era a due velocità economiche. Soltanto accentrando tutti i poteri era possibile imporre con il famoso ‘duopesismo’ la smobilitazione dell’apparato produttivo di primissimo livello delle province meridionali, il drenaggio della ricchezza ingente delle sue popolazioni, la nomina stabile di pubblici funzionari alloctoni o asserviti per rifinire la catastrofe generale insita nell’impossibile unificazione italiana. Qualche illuso, come don Sturzo, di fronte allo scempio socio-economico delle terre del Sud propose proprio il federalismo perché negli anni in cui ne discuteva, cioè i primi del Novecento, ancora la ricchezza delle regioni meridionali era superiore a quelle settentrionali nonostante quasi mezzo secolo di palesi angherie di ogni genere. Con il federalismo sarebbero venuti meno i pilastri della politica italiana, sopra citati, con potenziale inversione  del trend socio-economico. In particolare il gettito fiscale cospicuo proveniente dal Sud, avrebbe di meno giovato alle aree del Nord. Si sa infatti che nell’amministrazione accentrata le risorse si accumulano dalle varie parti economicamente diversificate, per essere poi ripartite in quelle meno sviluppate. In altre parole dal meridione andavano i soldi a sollevare il settentrione. Il residuo fiscale (neologismo che indica in una località il totale tributi meno l’ammontare dei servizi dallo stato)  era allora evidentissimo tra nord e sud in maniera diametralmente opposta a quanto ostentato da tutti i media ai nostri giorni. Ma gli illusi erano solo ignoranti in buona fede e non ottennero mai risposte dal governo, inflessibile nel perseguire i suoi fini per spostare definitivamente la grossa questione economica da Nord a Sud.

E’ dovuto passare più di un secolo dal nefasto 1861 per avere un quadro dell’Italia finalmente fedele ai piani diabolici dei suoi fondatori. Il cosiddetto Mezzogiorno partecipava ben poco al P.I.L. nazionale. Grazie a tre armi fondamentali che ne tutelavano l’azione: fattore fiscale, fattore creditizio, fattore criminalità organizzata. Qualsiasi imprenditore meridionale potrà avallare quest’analisi. Se pure vi fossero eccezioni, sarebbero nicchie di mercato poco sensibili, momentanee  e a rischio costante, come il settore in cui operano.

La situazione era quindi propizia per rilanciare il tema federalistico. La maggioranza che ignora la storia, anche fortemente contemporanea, cadde nella trappola temporale senza fare raffronti con il passato di questo disgraziato paese. Con il trionfo della politica anti-meridionale di tutti indistintamente i governi tricolorati finalmente affluivano allo stato centrale risorse da ogni dove (ovviamente maggiori dalle aree più ricche) ed erano distribuite in servizi ovunque, anche se in maniera certamente sperequata (basti pensare alla famigerata Cassa per il Mezzogiorno che erogava mezzi straordinari inferiori a quelli che sarebbero spettati ordinariamente). Il residuo fiscale chiaramente era tutto positivo a favore delle regioni centro-settentrionali. Solo con il federalismo era possibile eludere il percorso della ricchezza dai luoghi di origine al centro e poi nei luoghi di assegnazione. La ricchezza rimaneva in tal modo dove era stata prodotta per essere trasformata in  adeguati servizi locali.  Di conseguenza si determinava un tracollo nelle regioni meno abbienti per la pochezza delle risorse disponibili. I correttivi statali, pur prospettati, non erano capaci di cambiare sostanzialmente la situazione.

Il federalismo oggi è già in atto largamente da quando i trasferimenti agli enti locali sono stati drasticamente ridotti o annullati in base a quella sperequazione di cui si diceva innanzi. Oggi si vuole soltanto chiudere il cerchio lasciando, come disse il nostro buon re Francesco, ai Napolitani e ai Siciliani solo gli occhi per piangere.

In conclusione alla tabella che gira sui giornali sul residuo fiscale per supportare i diritti del Nord andrebbe affiancata quella relativa ai primi anni della malaunità quando al maggior reddito pro-capite dei meridionali rispondevano servizi risibili nei confronti di quelli profusi altrove. Le regioni settentrionali quindi tutte in negativo e quelle meridionali in positivo! Non è necessario effettuare una ricerca minuziosa e laboriosa perché ormai è notorio il nostro status economico quando ci sono scesi a liberare proprio di questo i barbari tosco-padani. Ciò per smentire falsità che i media ci presentano come verità, per dare voce a chi si sente in quest’Italia perduto, per ribadire l’unico concetto che vale e che ci differenzia dai tiepidi meridionalisti che ambiscono a fare i capipopolo per confonderlo e dividerlo sempre di più: NON CI RESTA CHE…L’INDIPENDENZA!

Lo stato italiano infatti è sordo dal giorno in cui è sorto 17 marzo 1861 e nessun grido di dolore (effettivo…) gli farà mai cambiare strategia. Chiacchiere quante ne leggete ma provvedimenti relativi e risolutivi nemmeno l’ombra. Neppure basta il Comprasud che escogitammo oltre un quarto di secolo fa perché la massa segue pedissequamente i mass media e nessuna campagna di mercato può in questa maniera incidere veramente. La diffusione della verità storica è cresciuta assai rispetto ad allora e qualche risultato lo si sta ottenendo. Però non dimentichiamo che la Terra dei Fuochi è una micidiale campagna lanciata contro l’agricoltura meridionale a cui ha causato molti più danni che non al terreno avvelenato. Essa è stata una reazione del potere proprio al Comprasud diffuso per i nostri prodotti agricoli, soprattutto a chilometro zero.

Ogni tappa del risveglio identitario degli odierni abitanti degli ex territori delle Due Sicilie ottiene una congrua risposta dal potere che non intende disfarsi della sua colonia vitale, temendo la sua rinascita che evoca il suo passato di inciviltà e sottosviluppo.

Se ci liberiamo dalle utopie del riformismo italiano (Comprasud, Giornata della Memoria, Inventiva dei giovani disoccupati, Meraviglie dell’Autonomismo) vedremo finalmente la strada nostra nel futuro. Si sta aprendo qualche dialogo istituzionale proprie su questi temi ma è un altro inganno per far sognare gli ingenui. Potete anche chiudere gli occhi e camminare sull’arcobaleno utopico del nostro riscatto,  passo dopo passo, un poco alla volta, convincendo i colonialisti a cedere potere. Poi vi ridesterete più gabbati che mai e i capipopolo si dilegueranno come nebbia al sole. Questa voglia di federalismo è brama di turlupinare ancora una volta il Sud suscitando speranze e leader da strapazzo.

E’ storicamente inutile da parte dello schiavo dialogare con il padrone per allentare le catene. Esse vanno solo spezzate come diceva il grande Angelo Manna.  NON CI RESTA CHE…L’INDIPENDENZA! Ma non sarà di modello catalano o scozzese perché non passerà per le mani degli avidi finanzieri che imperano in Italia e in Europa.

 

Vincenzo Gulì

La seguente tabella è stata elaborata sulla base di quella odierna sul Residuo Fiscale delle regioni italiane estrapolando i dati del 1861 da varie ricerche combinate assieme.