A conclusione dell’imperituro ricordo dei tre giorni della resistenza popolare di Napoli dal 21 al 23 gennaio 1799 ritorniamo a Giorgio Punzo, l’eroe sangiorgese degli insorgenti antigiacobini. Proponiamo un’ ipotesi tutt’altro che peregrina  per quelle vicende di 222 anni fa ancora tanto attuali nella sostanza per la prepotenza dei neogiacobini odierni. E’ risaputo che, mentre nella capitale i famosi lazzari lottavano contro il poderoso esercito francese invasore, nel Vesuviano si prendevano contatti e si organizzavano masse per correre in aiuto della popolazione di Napoli. Purtroppo nel terzo giorno di assalto di forze soverchianti gli impavidi difensori dovettero cedere proprio mentre stavano per arrivare i rinforzi popolari dai paesi vicini. Per lo straniero conquistatore e i (pochi) collaborazionisti locali sarebbe stato rovinoso essere attaccati alle spalle nel momento di massima resistenza della città al Ponte della Maddalena e a Porta Capuana, punti di arrivo delle strade vesuviane. Il fato non volle questo prodigio e gli insorgenti delle periferie furono costretti a ripiegare in attesa di tempi più propizi. Per quanto operato nei mesi successivi a San Giorgio a Cremano da Giorgio Punzo appare probabile che già a gennaio il capomassa fosse tra i più risoluti ad aiutare gli abitanti di Napoli, come avverrà il radioso 13 giugno.

Per Giorgio Punzo è venuto finalmente il tempo di un riconoscimento ufficiale dei suoi meriti da parte dei posteri. A tale riguardo una petizione popolare è stata protocollata al Comune di San Giorgio a Cremano a fine dicembre scorso. Segue il testo dell’istanza che intende anche controbattere definitivamente il cancro della menzogna storiografica che i giacobini di ieri e di oggi pervicacemente  vorrebbero ulteriormente promuovere.

V.G.

 

Originale protocollato al Comune

Testo istanza del primo firmatario prof. Vincenzo Gulì

In occasione del 220° anniversario della cosiddetta rivoluzione del 1799 per la prima volta si è tenuta una conferenza a S. Giorgio a Cremano parlando di quegli avvenimenti da un punto di vista mai affrontato prima. C’è la solita solfa dei paladini filo-giacobini che tedia almeno da 150 anni a questa parte la “cultura ufficiale”; c’è però anche, e soprattutto come vedremo in seguito, un altro aspetto di quel periodo storico che finalmente è stato adeguatamente studiato.  Cominciamo dai numeri sui cui non è possibile ribattere. Sui circa due mila abitanti di S. Giorgio a Cremano nel 1799 si rilevano un paio di simpatizzanti per la rivoluzione con in testa un notaio, spalleggiati da due nativi di Resina i fratelli Formisano. Siamo in presenza dello 0.03 della popolazione. In altri termini il 99,97% dei sangiorgesi era fedele a Ferdinando IV. Quindi è ridicolo e falso parlare di un partito repubblicano anti-borbonico nella nostra città. Questi dati sarebbero meno efficaci se non fossero ribaditi in tutto il regno invaso dai francesi, inventori della repubblica fantoccio. La media nazionale non si discosta mai da quello 0,0,,, che la dice tutta sulla rivoluzione senza popolo intero, e non senza popolino ! D’altronde anche i processi e le condanne alla restaurazione seguono queste chiarissime percentuali. Le forze armate straniere e mercenarie della vicina capitale comunque causarono sei mesi di terribile dittatura a S. Giorgio. Il risentimento degli abitanti fu quindi spontaneo e represso con ferocia come un’interminabile sfilza di esempi possono indicarsi in tutto il regno invaso. Mentre “i quattro gatti” giacobini si pavoneggiavano, i giovani sangiorgesi prendevano contatto con l’Armata Cristiana e reale del card. Ruffo che stava risalendo vittoriosa la penisola. Ci fu un capo massa che si distinse e che nessuno ha mai tolto dall’oblio pubblico, Giorgio Punzo. Da una ricerca negli archivi storici parrocchiali è emersa la sua famiglia e la sua età di 33 anni. Giorgio divenne l’anima della resistenza lealista, incarnando il sentimento del popolo tutto  che voleva liberarsi dallo straniero invasore e dai collaborazionisti indigeni. In quel mese di giugno, mentre l’esercito sanfedista, formato pure da alleati ottomani e russi, era ormai nel Principato Ultra, a S.Iorio (come pure si appellava il nostro paese) scoppia la reazione degli in sorgenti. La distruzione dei simboli anticristiani, come il famoso “albero della libertà” e la caccia ai traditori della patria locali fu la naturale conseguenza. Le vittime furono proprio Antonio e Cristoforo Formisano, perché gli altri due o tre seppero rocambolescamente fuggire. Qualche considerazione  su questi fratelli resinari che nel silenzio di chi conosce la storia riuscirono a suo tempo ad avere intitolata una strada cittadina e che oggi da qualche parte si vorrebbe onorare ancor più dettagliatamente. E’ utile effettivamente andare ai dettagli ma quelli sempre sottaciuti La prima attiene  al fatto che erano stati sacerdoti. Ebbene i predoni d’oltralpe erano fanatici mangiapreti che osarono imprigionare il Papa Pio VI fino a farlo morire in cattività. La persecuzione, soprattutto in Francia del clero fedele al Pontefice, fu terribile tanto da far emergere parecchi codardi che ubbidirono al Direttorio, diventando funzionari statali chiamati “preti democratizzati”. Essi dal Vaticano erano stati ovunque immediatamente scomunicati e quindi spretati. Compresi i due fratelli Formisano che non possono essere definiti sacerdoti perché fuori della Chiesa, come un disertore non appartiene più all’esercito che ha tradito.  La seconda riguarda lo scempio dei loro cadaveri fatti a S. Giorgio con le teste staccate dal busto ed esposte al pubblico ludibrio. Fatto indubbiamente raccapricciante. Ma in un film horror un sadico omicidio raggela lo spettatore se è l’unico mostrato;  mentre se è accostato a un numero impressionante di altri sadici omicidi, fatti in circostanze opposte, diventa non certo accettabile ma sbiadito al massimo nel confronto degli altri ben più strazianti crimini di sangue.   Similmente continuare a parlare soltanto delle teste dei resinari turba sicuramente il cuore dei pietosi; ma elencare la lunghissima serie di atrocità perpetrate dai filo giacobini in quel tristissimo semestre a S. Iorio e dintorni è bastante per confondere i pietosi di cui sopra. Dall’epopea dei lazzari a gennaio, alle insorgenze in tutto il regno represse dai repubblicani sino ai tre combattimenti che Punzo e compagni dovettero sostenere contro le truppe venute da Napoli a punirli è una catena di atrocità mai dette e, per i distratti in materia storica, di conseguenza non influenti. Bambini infilzati sulle baionette, donne stuprate e fatte a pezzi, napolitani bruciati vivi nelle loro case, giustiziati lasciati al pasto degli uccellacci sono esempi di decine e decine di migliaia di abitanti che difendevano i loro valori e le loro cose dai razziatori, ipocriti paladini della libertà. Già, quella di uccidere chi la pretendeva non adeguandosi al nuovo corso degli eventi!  Se gli insorgenti fecero delle gesta omicide come legittima difesa, i giacobini fecero una guerra omicida contro il popolo tutto che li odiava.

Il Comune di S. Giorgio a Cremano sta finalmente passando ad una toponomastica legata alla storia locale e all’esatta informazione, come dimostra la via per le vittime di Pietrarsa. Pertanto, come già ufficialmente richiesto si reitera l’istanza di intitolare un Largo a Giorgio Punzo specificando che lottava per la libertà del popolo tutto di S. Giorgio. Si aggiunge ancora di specificare al Viale Formisano con la dicitura: Antonio e Cristoforo, ex sacerdoti e traditori della patria, giustiziati dal popolo sangiorgese nel 1799.